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Giuseppe Pugliese ricompone tre discipline spesso gestite separatamente, cladding, isolamento e protezione passiva al fuoco, per mostrare che una facciata ventilata performa davvero solo quando cavità, materiali e barriere vengono progettati come un unico sistema.
Una facciata ventilata viene spesso descritta attraverso il materiale che si vede. Giuseppe Pugliese ribalta la prospettiva: il rivestimento è soltanto l’ultimo strato di un sistema in cui isolamento, cavità, sottostruttura e compartimentazione antincendio devono mantenere prestazioni compatibili tra loro. Se uno di questi livelli viene progettato tardi, il rischio si trasferisce agli altri.
La cavità porta vantaggi e responsabilità
La ventilazione dietro il rivestimento aiuta a gestire umidità e comportamento termoigrometrico, ma crea anche uno spazio continuo che in caso d’incendio può diventare una via di propagazione. La prestazione della facciata dipende quindi dal mantenere il flusso d’aria in esercizio e interromperlo dove e quando serve in emergenza.
Pugliese richiama l’evoluzione della normativa italiana sulle chiusure d’ambito e il modo in cui questa ha reso più esplicita la necessità di trattare la facciata come sistema antincendio, non soltanto come pacchetto energetico.
L’isolamento non si sceglie solo per la lambda
La lana minerale viene letta insieme a reazione al fuoco, stabilità dimensionale e continuità di posa. Un valore termico favorevole è utile soltanto se l’isolante resta correttamente posizionato e non crea discontinuità attorno a staffe, aperture e cambi di piano.
Le barriere devono reagire al fuoco senza bloccare il sistema ogni giorno
Tra i componenti più specifici compaiono le cavity barriers intumescenti. In condizioni normali lasciano aperta la ventilazione; quando la temperatura aumenta, il materiale si espande e chiude la cavità per ostacolare il passaggio di fiamme e fumi.
Questa logica rende evidente perché il nodo non possa essere aggiunto alla fine. Spessore dell’isolante, profondità della cavità, posizione della sottostruttura e geometria del rivestimento determinano lo spazio disponibile per la protezione passiva.
Il rivestimento chiude un problema già risolto
Il fibrocemento viene presentato come una delle possibili pelli esterne: resistente, modulare e compatibile con diverse configurazioni di facciata ventilata. Ma la sua efficacia dipende dal fatto che tutto ciò che sta dietro sia stato coordinato prima.
Il messaggio di Pugliese è quindi metodologico. Integrare non significa comprare più prodotti dallo stesso gruppo; significa ridurre le zone grigie tra discipline. Nella facciata ventilata, le prestazioni più importanti si incontrano proprio negli spazi che normalmente non si vedono.