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Conference series Zak World of Façades Editions, speakers and registration
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Published in the language of the original session. The English translation is provided for reference and may not be fully accurate, please verify technical terms against the source.

Architetti, ingegneri, investitori e produttori convergono su un punto: la circularità dell’involucro non manca di idee, ma di tracciabilità, logistica, test e incentivi capaci di trasformare il materiale esistente in una risorsa progettuale affidabile.

Murature in terra cruda in fase di costruzione
Materiale locale, logica circolare. La terra cruda mostra che ridurre trasformazioni e trasporti può diventare parte dell’identità architettonica, non soltanto una scelta ambientale.

La città contiene già una quantità enorme di materiale da costruzione, ma oggi gran parte di questo patrimonio è difficile da usare come risorsa. Il panel moderato da Camilla Rigamonti mette a confronto real estate, architettura, ingegneria e filiera produttiva e arriva a una conclusione condivisa: il passaggio dal riciclo teorico al riuso operativo dipende soprattutto dalla capacità di conoscere, certificare, smontare e movimentare ciò che è già costruito.

Il materiale esistente deve diventare un input di progetto

Michele Versaci propone di invertire il processo convenzionale. Invece di disegnare un edificio e cercare poi i prodotti necessari, la disponibilità futura di materiali potrebbe diventare uno dei dati iniziali del progetto. Mappare stock edilizio, componenti, quantità e localizzazione permetterebbe di capire che cosa può tornare disponibile e quando. Questa logica trasforma gli edifici in banche di materiali. Ma per funzionare richiede informazione: composizione, provenienza, prestazioni, manutenzione e modalità di assemblaggio devono essere tracciate lungo il ciclo di vita.

Interno realizzato con pannelli in fibre di legno recuperate
L’imperfezione acquista valore. Materiali recuperati portano variazioni, patina e storia, chiedendo al progetto di abbandonare l’idea che qualità significhi sempre uniformità assoluta.

Il riuso deve essere ingegnerizzato

Matteo Cipollini descrive un percorso in cui l’esistente viene prima sfruttato, poi esplorato e infine portato all’esecuzione attraverso verifiche progressive. Il problema non è soltanto capire se un componente “sembra buono”, ma quali prestazioni debba dimostrare e con quali test.

Schema del metodo 3X per il riuso
Il riuso ha bisogno di metodo. Inventario, verifica e sviluppo esecutivo trasformano un componente recuperato da incognita a elemento progettuale controllato.

Questo ha conseguenze su tempi e costi. Alcune prove richiedono settimane o mesi, e quindi devono essere programmate prima che il materiale diventi critico sul percorso di progetto. Il riuso non elimina l’ingegneria: spesso ne richiede di più, perché il componente non arriva con la certezza documentale di un prodotto nuovo.

Per il real estate, il rischio va trasformato in valore

Anna Maria Pacini porta la prospettiva dell’investitore. La circularità può contribuire alla valorizzazione degli asset e alla riduzione dell’esposizione a materie prime volatili, ma deve entrare in framework economici e regolatori leggibili. Se logistica, certificazione e responsabilità restano costi straordinari non prevedibili, il mercato tenderà a trattare il riuso come opzione sperimentale.

Edificio direzionale esistente riqualificato
L’asset esistente è una risorsa. Riqualificare permette di conservare struttura e materia incorporata, spostando l’investimento verso prestazioni e nuova vita utile.

Alluminio e vetro hanno cicli diversi

Renato Luciani sottolinea il valore dell’alluminio post-consumo: saltare estrazione e trasformazioni primarie riduce energia e rende il materiale recuperato interessante anche in termini di sicurezza della filiera. Il limite è la disponibilità di materiale correttamente raccolto e separato. Roberto Galante descrive una tensione simile nel vetro. La domanda di prodotti low-carbon cresce, ma il rottame di qualità necessario non è infinito. Per aumentare il contenuto riciclato bisogna migliorare demolizione selettiva, raccolta e ritorno del vetro piano verso produzioni compatibili. Claudia Sacristán Pérez riporta infine la circularità alla forma architettonica: terra cruda, pannelli lignei recuperati, pietra e ceramica possono diventare espressione progettuale se il team accetta variazioni e costruisce dettagli adatti al loro riuso.

Edificio trasformato attraverso il mantenimento e la nuova pelle
La seconda vita deve essere desiderabile. Il riuso scala davvero quando prestazione, qualità architettonica e valore immobiliare smettono di essere obiettivi separati.

Il panel non individua un singolo materiale risolutivo. Individua invece l’infrastruttura che manca: passaporti, tracciabilità, progettazione per disassemblaggio, reti logistiche, test e incentivi. La circularità diventa concreta quando l’edificio viene progettato non solo per durare, ma anche per spiegare al prossimo progetto che cosa contiene e come può essere riutilizzato.

Synthesis based on the presentation by Camilla Rigamonti (Society of Façade Engineering Italia), Claudia Sacristán Pérez (Schiattarella Associati), Anna Maria Pacini (DeA Capital Real Estate), Michele Versaci (Park Associati), Matteo Cipollini (ESA Engineering), Renato Luciani (Hydro Building Systems) and Roberto Galante (AGC Glass Europe) at Zak World of Façades, Rome. Data and images are drawn from the presentation materials and remain the property of the project team.