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Alessandro Terzi sposta il tema dell’involucro dalla superficie allo spazio: una doppia pelle climatica in Corea, una promenade raffrescata a Riyadh e il nuovo MASE all’EUR mostrano come la facciata possa creare luoghi di lavoro, incontro e benessere.
Propone di leggere la facciata non come linea di separazione, ma come spazio disponibile. Nei tre progetti che attraversa, l’involucro produce zone intermedie, ombra, luoghi di sosta e connessioni pubbliche. La tecnologia resta importante, ma viene giudicata per la qualità dell’esperienza che rende possibile: comfort, movimento, relazione e capacità di adattarsi al clima senza trasformare l’edificio in una macchina fragile.
In Corea, una doppia pelle diventa un luogo di decompressione
Il National Meteorological Center di Daejeon ospita persone che lavorano con dati critici e possono restare nell’edificio per periodi prolungati. PLP parte da questa condizione umana invece che dall’immagine istituzionale. La risposta è una “scatola nella scatola”: un involucro esterno robusto e un corpo interno più caldo e domestico, con uno spazio intermedio che funziona come buffer climatico. Questa zona non viene lasciata come cavità tecnica. Diventa abitabile, attraversabile e visivamente connessa agli ambienti di lavoro. La doppia pelle aiuta a moderare le condizioni stagionali e allo stesso tempo offre un luogo in cui fermarsi, respirare e cambiare ritmo rispetto alle sale di controllo.
Anche la scelta strutturale segue questa logica. Acciaio e vetro lavorano all’esterno, esposti agli agenti atmosferici; il legno e il CLT entrano nella parte interna, dove la materialità influenza più direttamente la percezione e il benessere degli occupanti.
A Riyadh, lo spazio pubblico deve essere progettato per il clima reale
Nel progetto Retal Tower, la domanda cambia: come rendere vivo uno spazio pubblico per tutto l’anno in un clima estremo? La risposta non consiste nel climatizzare un interno più grande, ma nel costruire una spina pubblica protetta tra torri e podio. La promenade diagonale organizza accessi, funzioni e amenities. Acqua, ombra, terrazze coperte e passaggi tra interno ed esterno lavorano insieme per creare un microclima più ospitale. La facciata esterna mantiene un carattere verticale e monolitico, mentre quella interna si frammenta in balconi, profondità e superfici più vicine alla scala dell’abitare.
Questa differenza tra “fuori” e “dentro” costruisce un gradiente: dalla città all’individuo, dal gesto urbano alla dimensione domestica. L’involucro non è unico perché il progetto non richiede un’unica relazione con chi lo usa.
Al MASE, il piano terra diventa parte della città
Nel nuovo assetto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica all’EUR, Terzi torna a Roma con lo stesso principio. Il contesto monumentale suggerisce rigore e materia, ma il progetto cerca anche permeabilità e accessibilità. Due barre parallele aprono una strada interna tra Viale America e Viale Europa, facendo entrare paesaggio e funzioni pubbliche nel cuore dell’edificio. Travertino, vetro, struttura lignea e verde non vengono assemblati come citazioni separate. Servono a costruire un edificio istituzionale più aperto, dove il piano terra sia accessibile e la soglia tra dentro e fuori meno netta. La copertura in legno e fotovoltaico estende questa idea fino all’ultimo livello, unendo ombreggiamento, produzione energetica e spazio collettivo.
Il life-centric design cambia il criterio di successo
I tre progetti hanno climi, programmi e culture molto diversi, ma condividono una domanda: cosa deve permettere alle persone questo involucro? Nel centro meteorologico deve offrire tregua e connessione. A Riyadh deve rendere possibile una vita pubblica che il clima tenderebbe a comprimere. All’EUR deve trasformare un edificio governativo in un luogo più permeabile e civico. Terzi non propone una facciata “umana” come stile. Propone un criterio di progetto. Se l’involucro viene valutato soltanto per il valore U, il costo o l’immagine, una parte essenziale del suo lavoro resta fuori dal calcolo. La facciata diventa davvero architettura quando il suo spessore, la sua ombra e i suoi bordi migliorano il modo in cui le persone occupano l’edificio e incontrano la città.