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Marco Brambilla e Paolo Franco raccontano il rinnovo della sede RAI come un esercizio di continuità: mantenere la riconoscibilità dell’architettura esistente mentre vetri, profili, struttura di bordo e schermature vengono riprogettati per prestazioni contemporanee.
La sede RAI di Viale Mazzini non chiedeva una nuova immagine, ma una nuova vita. Il progetto di ACPV e Faces Engineering parte dalla riconoscibilità dell’edificio e prova a conservarne ritmo, proporzioni e trasparenza mentre l’involucro viene aggiornato per rispondere a requisiti energetici, strutturali e di comfort molto diversi da quelli originari.
Conservare la logica, non la tecnologia obsoleta
Marco Brambilla descrive il progetto come una ricerca sul carattere originario della sede: la scansione della facciata, la trasparenza del piano terra e il rapporto tra edificio istituzionale e città. L’obiettivo non è riprodurre letteralmente ogni componente, ma capire quali regole rendono l’architettura riconoscibile e mantenerle anche quando il sistema costruttivo cambia. Questo consente di aggiornare il linguaggio senza produrre un falso storico. La nuova facciata continua a leggere le campiture e le proporzioni dell’esistente, ma lavora con vetrazioni e prestazioni contemporanee. Il progetto architettonico e quello di façade engineering procedono quindi come due livelli della stessa decisione.
Più prestazione significa anche nuovi carichi
Paolo Franco entra nel dettaglio della facciata principale a cellule. Il passaggio a vetrazioni più performanti aumenta peso e sollecitazioni, mentre la struttura esistente non può essere trattata come se fosse stata progettata per il nuovo sistema. La risposta è un percorso dei carichi riorganizzato con elementi di rinforzo capaci di trasferire le azioni verso le colonne senza gravare impropriamente sui solai. È un punto tipico del retrofit: un miglioramento energetico può generare un problema strutturale se viene valutato isolatamente. Per questo il sistema di facciata, la struttura primaria e i nodi di fissaggio devono essere verificati nello stesso modello decisionale.
La schermatura si decide con i numeri
Il progetto confronta diverse profondità dei frangisole per capire quanto possano ridurre i guadagni solari nelle condizioni reali dell’edificio. La soluzione scelta non è la più profonda possibile, ma quella capace di produrre il miglior equilibrio tra efficacia, vista, luce e integrazione con la facciata.
La collaborazione è parte della prestazione
Il valore del caso RAI sta anche nel modo in cui architettura e ingegneria si sovrappongono. Brambilla e Franco non descrivono due fasi consecutive, ma un processo in cui il disegno architettonico genera domande tecniche e le verifiche tecniche modificano il disegno prima che diventi un vincolo.
Il risultato non dipende da un singolo componente innovativo. Dipende dalla capacità di riconoscere ciò che dell’edificio merita di restare e di aggiornare tutto il resto senza interrompere quella continuità. In un landmark moderno, conservazione e innovazione smettono così di essere opposti: la prima definisce le regole, la seconda rende possibile mantenerle nel tempo.