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Published in the language of the original session. The English translation is provided for reference and may not be fully accurate, please verify technical terms against the source.

Saverio Pasetto apre la giornata romana con una domanda concreta: come aumentare prestazioni, comfort e sicurezza senza cancellare ciò che rende riconoscibile un edificio o una città? La risposta passa da rispetto, sostenibilità misurabile e capacità di trasformare la visione in costruzione.

Secoli diversi nello stesso isolato londinese
Secoli nello stesso isolato. Edifici storici e torri contemporanee convivono a pochi metri, ricordando che ogni nuovo involucro entra in una città già stratificata.

Roma rende impossibile trattare il rapporto tra nuovo ed esistente come un tema astratto. Qui il contesto storico non è l’eccezione ma la condizione ordinaria del progetto. Saverio Pasetto parte da questa evidenza per proporre una lettura semplice della giornata: l’involucro deve migliorare ciò che esiste senza cancellarne il carattere, dimostrare la propria sostenibilità con scelte verificabili e arrivare fino a soluzioni che possano essere costruite, testate e mantenute.

Roma non offre scorciatoie

Pasetto usa Londra per mostrare quanto possa essere ravvicinata la convivenza tra epoche diverse. Attorno a St Andrew Undershaft, edifici contemporanei come il Gherkin e lo Scalpel condividono pochi metri con architetture storiche e con altre icone del secondo Novecento. Il punto non è stabilire se il contrasto sia giusto o sbagliato: è riconoscere che città reali sono fatte di sovrapposizioni. Roma sposta però il problema su un’altra scala temporale. Qui è molto più difficile concentrare il nuovo in distretti separati e lasciare intatto il resto della città. Il progetto dell’involucro è quindi chiamato più spesso a mediare: prestazioni contemporanee, vincoli, durata e qualità architettonica devono convivere con una memoria urbana che resta visibile.

Reinventare con rispetto

Il primo criterio proposto da Pasetto è diretto: gran parte del patrimonio che useremo domani esiste già oggi. Per questo la trasformazione dell’involucro non può ridursi alla sostituzione automatica di ciò che è vecchio. Deve capire che cosa merita di essere conservato e dove un intervento può aumentare comfort, sicurezza e qualità senza perdere il senso dell’edificio. Il rispetto non coincide con l’immobilità. Significa riconoscere il valore del contesto e, nello stesso tempo, accettare che un edificio debba continuare a funzionare. La facciata è il luogo in cui questo equilibrio diventa più evidente, perché ogni decisione tecnica modifica anche ciò che la città vede.

Primo criterio della giornata: reinventare con rispetto
Il primo criterio è il rispetto. Trasformare l’esistente significa migliorare prestazioni e sicurezza senza perdere le qualità che rendono il patrimonio riconoscibile.

Sostenibilità che si misura

Il secondo criterio è evitare che la sostenibilità resti uno slogan. Pasetto la collega a durabilità, manutenzione, circolarità e riduzione dell’impatto: aspetti che possono essere discussi, verificati e confrontati durante il progetto. Questa impostazione allarga il tempo di osservazione. Una soluzione non è sostenibile soltanto perché riduce un consumo iniziale; deve essere mantenibile, deve invecchiare in modo controllato e deve evitare di trasferire costi o problemi alle fasi successive. Nei contesti storici questa responsabilità è ancora più evidente, perché ogni intervento è destinato a diventare a sua volta parte della storia dell’edificio.

Tre criteri per leggere le scelte di involucro
Tre criteri operativi. Rispetto dell’esistente, sostenibilità verificabile e capacità di realizzare diventano una griglia per leggere le decisioni di facciata.

Dalla visione alla realizzazione

Il terzo criterio porta il discorso fuori dalla teoria. Un’idea non vince perché è la più elegante in astratto: deve poter essere costruita, testata e mantenuta. Questo richiede collaborazione reale tra architetti, ingegneri, imprese, specialisti e supply chain fin dalle prime fasi. Pasetto chiude legando questo principio alla città stessa. La passeggiata tecnica organizzata la sera precedente dalla Society of Façade Engineering Italia aveva già messo i partecipanti davanti a Roma, ai suoi edifici e alle sue trasformazioni. È una conclusione coerente con il suo messaggio: prima di progettare la pelle di un edificio bisogna capire il luogo in cui quella pelle dovrà vivere.

Partecipanti alla passeggiata tecnica della Society of Façade Engineering Italia
Conoscere la città prima di intervenire. La passeggiata tecnica ha portato il contesto romano dentro la conversazione prima ancora dell’inizio delle sessioni.
Synthesis based on the presentation by Saverio Pasetto (Skanska) at Zak World of Façades, Rome. Data and images are drawn from the presentation materials and remain the property of the project team.